Nell’ambito della disciplina del Superbonus, la prevalente destinazione residenziale di un edificio condominiale si determina quando la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza comprese nel condominio supera il 50% della superficie complessiva dell’edificio.

Tale definizione rileva ai fini sulla ripartizione della detrazione in base alle spese per interventi realizzati sulle parti comuni anche a favore delle unità immobiliari a destinazione non residenziale.

Infatti, nella circolare 24/E/2020 è stato precisato che “in caso di interventi realizzati sulle parti comuni di un edificio, le relative spese possono essere considerate, ai fini del calcolo delle detrazione, soltanto se riguardano un edificio residenziale considerato nella sua interezza”.

A tal riguardo viene precisato che ai fini del Superbonus gli interventi condominiali effettuati su unità non residenziali possono rientrare nella detrazione solo se l’edificio può considerarsi residenziale nel suo complesso, secondo un principio di “prevalenza”.

Tale principio implica che se la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza comprese nel condominio sia superiore al 50%, anche il condòmino, proprietario o detentore, dell’unità immobiliare non residenziale potrà beneficiare della detrazione.

Qualora, al contrario, la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza sia inferiore al 50%, il Superbonus spetterà solo ai possessori o detentori di unità immobiliari destinate ad abitazione.

L’Agenzia delle Entrate, prima nell’ambito dell’incontro “Telefisco Superbonus 110%” del 27 ottobre 2020 e poi con la CM 30/E/2020, ha ulteriormente precisato che, ai fini del calcolo della superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza, vanno conteggiate tutte le unità immobiliari residenziali site nell’edificio incluse quelle cd. “di lusso”.